Il garante della privacy: “Investite sulla protezione dei dati”

Il garante della privacy: “Investite sulla protezione dei dati”

di Cecilia Scaldaferri

“Investire nella protezione dei dati è investire nella protezione di sè, del proprio patrimonio informativo”: è il monito lanciato da Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante della protezione dei dati personali, intervenuto a Roma per presentare il percorso italiano verso il nuovo Regolamento europeo in materia che sarà applicabile in tutti i Paesi Ue a partire dal 25 maggio 2018.

L’attacco informatico Wannacry e l’importanza di difendere i dati

Mentre il mondo si trova per la prima volta ad affrontare un massiccio attacco informatico – il ransomware Wannacry che ha mandato in tilt circa 200mila utenti in almeno 150 Paesi – Soro ricorda l’appuntamento del prossimo maggio, sottolineando la vulnerabilità del sistema italiano che “non è pronto” ad affrontare fenomeni simili. “Non si sono preparate le imprese, né parti importanti dell’amministrazione, dobbiamo prepararci per quando ricapiterà”, ha affermato, ribadendo che “tra le sfide principali, la prima è quella della consapevolezza. Bisogna far comprendere l’importanza di difendere i dati”.

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Il nuovo Regolamento europeo sulla privacy

Entrato ufficialmente in vigore il 24 maggio 2016, il nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali diventerà definitivamente applicabile in via diretta in tutti i Paesi Ue a partire dal 25 maggio 2018. “Non ci saranno cambiamenti sconvolgenti – ha dichiarato Soro – ma dovremo essere pronti” per quella data. “Il nuovo quadro arriva dopo oltre vent’anni, in un contesto fortemente mutato rispetto al passato. La nostra effettiva reale dimensione è diventa digitale, con cambiamenti straordinariamente importanti“, basti pensare alla diffusione dei social media.

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La raccolta di dati personale ha conosciuto una crescita esponenziale, con “imprese che profilano, governi che sorvegliano e intercettano, economie fondate sui dati”. Parallelamente, ha aggiunto, “avanza una cultura di delega alla tecnologia, una delega istintiva e imprudente“. Ecco che questo contesto in continua evoluziona “ha spinto verso la necessità di un nuovo quadro giuridico” con un Regolamento che “in più armonizza in tutti i Paesi dell’Ue”.

15 maggio 2017, fonte www.agi.it/estero